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By Giovanni Brizzi

Le pagine devote alle vicende dell'assedio di Gerusalemme sono avvincenti, l. a. cronaca è stringata, esatta, senza sbavature, a tratti asciutta come il giornale di guerra di uno Stato Maggiore. Giovanni Brizzi dà formidabile prova della sua personalità di studioso attento alle fonti, rigoroso nel metodo, e al pace stesso efficace, spesso trascinante nella qualità di scrittura. Un libro a dir poco straordinario.

Franco Cardini, "Avvenire"

Qualcosa di tremendo e sconosciuto scuote il mondo nel primo secolo dopo Cristo, scardina los angeles polis antica e mina le fondamenta dell'impero. Giovanni Brizzi fornisce dati agghiaccianti. Nello spazio mediterraneo i morti sono quelli di una piccola Shoah. Scavi recenti nelle fondamenta di Cirene hanno portato in luce i segni di un vero e proprio cataclisma. in line with l. a. prima volta Roma si trova di fronte a combattenti fanatici e indomabili, ebbri di furore religioso. Da allora i due mondi si divideranno e l. a. proverbiale capacità di assorbimento dei Romani nei confronti di tradition 'altre' nulla potrà con i titolari della prima religione del Libro.

Paolo Rumiz, "la Repubblica"

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Galateo (Classici) (Italian Edition)

Los angeles verità vuole l. a. maschera, diceva Nietzsche. E una maschera appunto indossò monsignor Giovanni Della Casa, quando decise di porre alcune sue riflessioni circa l. a. convivenza civile sulle labbra di un vecchio che si proclama ripetutamente alquanto ignorante. È los angeles sua voce che ci accompagna durante tutta l. a. lettura del Galateo: ed è una voce che mette alla berlina maleducazione e bizzarria inanellando esempi spassosi, che propone norme di comportamento e di conversazione ma confessa anche di non averle sempre rispettate, che si spinge con dissimulata malizia fino a criticare il linguaggio dantesco con il tono di chi si affida, nel giudicare, quasi soltanto all'esperienza vissuta.

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Proprio allo scontro con questa seconda realtà si può forse accostare la lotta del popolo ebraico: nella forma, innanzitutto, che ricorda il pỳrinos pòlemos, la ‘guerra di fuoco’ senza sosta e senza regole di cui parla Polibio. Più aspra e difficile di quella, tuttavia, perché la metànoia che l’Hispania raggiunse alla fine con Roma fece di quella regione «la più felice di tutte le terre», mentre con la componente ebraica non riuscì a realizzarsi mai. Più difficile, inoltre, perché contro i magnifici combattenti ebraici le legioni dovettero sperimentare forme ancora più estreme di lotta, un’alia ratio belli che ricorda per varietà e determinazione quelle dell’odierna guerra partigiana e che rovesciava di fatto taluni presupposti della guerriglia antica.

Per gli Ebrei, dunque, la resurrezione dei corpi e la vita nella Gerusalemme celeste saranno il premio ultimo di Dio ai suoi eletti. Si è talvolta sostenuto che l’Ebraismo possiede la nozione di «vita ultraterrena», ma si è forse sottovalutata la differenza che esiste tra «Aldilà» e «Resurrezione»: il primo concetto prevede un protendersi della coscienza oltre la dimensione corporea, mentre il secondo contempla la rinascita dei corpi. Salvo che, là dove intervengono contaminazioni col pensiero greco, nell’Ebraismo il concetto dominante sembra essere quello di resurrezione: sicché l’escatologia ebraica pare configurarsi, da ultimo, come un fatto collettivo, non individuale, e proiettato oltre la fine dei tempi.

Le terre del nord (Israele e gli Stati aramaici) furono colonizzate dai primi che, attenti all’osmosi tra i sudditi, le ripopolarono – pare – con genti venute da ogni regione del loro impero, mischiandole forse con la porzione del popolo ebraico rimasta in situ. Se i Samaritani ancora rivendicavano la loro discendenza dal regno settentrionale, la mancata esperienza dell’Esilio aveva contribuito a differenziarli totalmente dai loro vicini meridionali; addirittura la leggenda delle «dieci tribù perdute» (quelle – forse nove, non dieci – che componevano la parte settentrionale dello Stato davidico, sul cui conto la Bibbia tace a partire dall’Esilio babilonese) parla di un’identità, quella del regno d’Israele, dissoltasi completamente nel tempo.

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